Abbiamo ricordato, davvero in pochi, la strage di Via D’Amelio. Pochi erano i politici presenti per testimoniare, ed il bisogno non cessa mai, la volontà di debellare questa terribile malattia di tutta la nostra società.
Chi si illude di vivere lontano - dalle zone che crede “infette” - della mafia sa dalle cronache degli omicidi, delle retate, dei processi. Non la vive come fatto sociale anche se, inconsapevolmente, contribuisce ai suoi business. La mafia ricicla ovunque i suoi soldi: apre negozi, pizzerie, alberghi, centri fitness, ogni genere di attività redditizia. Tutte spiccano per l’opulenza dell’arredo e delle attrezzature. Usa prestanomi, magari gli stessi titolari che hanno ceduto la licenza e, tranne in rare occasioni, il meccanismo funziona molto bene.
Al Sud non ci sono occasioni per investire i proventi illeciti e le bocche da sfamare (le famiglie della manovalanza) sono tante. Ecco che mafia, camorra e andrangheta, esauriti i filoni degli eterni appalti gonfiati si trasformano in vere e proprie imprese commerciali con tutte le carte in regola. Assumono personale qualificato, forniscono servizi di qualità ed a buon prezzo. Reggono, insomma, alla concorrenza orientale. Sono quasi dei benefattori, Cavalieri del Lavoro li faranno.
Ma la repressione? In questo scenario l’azione repressiva di deve limitare a far sentire la sua presenza rincorrendo i pesci piccoli e, solo per punire qualche sgarro, a pizzicare qualche bulletto troppo intraprendente. L’eco nei media deve dare l’impressione che la “guerra alla mafia” continua. Non è difficile dato che gli italiani sono abituati a digerire qualunque notizia e pochi giornalisti seri hanno interesse, e fegato, a raccontare queste pericolose verità.
Per un’azione decisiva e risolutiva serve quello strano ingrediente che in Italia non è mai esistito: la volontà politica. Frase che solo a scriverla se ne afferra la vacuità.
Già, la volontà politica che dovrebbe arrivare, prima di tutto dal Governo e dalla maggioranza che lo sostiene. Ma l’Italia è un’espressione geografica (Stato è già una parola grossa) alquanto bizzarra. I suoi elettori hanno deciso che a guidare il Governo sia il capo di un partito che ha avuto come suoi fondatori l’avvocato Cesare Previti, cacciato dal Parlamento, dopo la condanna per corruzione di magistrati e Marcello dell’Utri in attesa di appello dopo una condanna a 9 anni per mafia.
Non che l’opposizione (anche questa è una parola grossa) stia meglio. L’UDC il partito di Casini aspirante a succedere a Berlusconi alla Presidenza del Consiglio ottiene molto del suo potere dalla corrente di Salvatore Cuffaro ex presidente della regione Sicilia, titolare dell’ industria - l’unica - delle clientele che ha paralizzato i bilanci dell’ente, anche lui condannato in primo grado per favoreggiamento.
Chi ha buona memoria ricorda l’exploit di voti in Sicilia, era il 1987, dei radicali e del PSI, un primo segnale della mafia di voler abbandonare la DC il suo tradizionale “partner”politico.
Anche il dato dei 61 deputati a zero ottenuti dal Polo della Libertà nel 2001 rappresenta con una chiarezza palmare quale sia la tragica situazione in quell’isola perché tutti sanno, ma fingono non saperlo che non si possono ottenere questi risultati in Sicilia senza l’appoggio della mafia.
Non dobbiamo immaginare che ci sia bisogno di chiederlo, questo ingombrante appoggio. Arriva da solo. La mafia annusa il cavallo vincente ed elimina i concorrenti. E nemmeno dobbiamo immaginare che all’incasso si presentino emissari baffuti con panciotto coppola e lupara.
Ogni politico siciliano sa da dove viene il suo potere ed a chi deve rendere conto. Al politico fa più paura l’isolamento dall’elettorato che le minacce di violenza.
Le attuali lotte dentro alla destra siciliana sono guerre mafiose. Le dichiarazioni al TG di Lombardo & C. sono recite degne del peggiore avanspettacolo. Se un Miccichè arriva a minacciare, in accordo con Dell’Utri, l’uscita dalla maggioranza il messaggio al governo è abbastanza chiaro: in Sicilia devono tornare risorse da gestire, altrimenti anche questi politici verranno "scaricati".
In questo contesto non si spiega l’inerzia delle forze del centro sinistra IDV e PD per capirci che potrebbero approfittarne per organizzare un’azione politica di smascheramento di questo indecente spettacolo di obbedienza alle logiche spartitorie sottomesse al crimine organizzato. Un’inerzia che si può spiegare solo con la consapevolezza che anche l’elettorato di sinistra delle zone infette da mafia, camorra & C. se non è compreso, è certamente compresso, per ragioni di sopravvivenza, in queste manovre.
L’economia malata delle regioni ad alta concentrazione mafiosa non fa esenzioni. Non ci sono cittadini buoni (antimafiosi) e cattivi (pro mafia) esistono solo cittadini inermi che devono trovare - alcuni in modo dignitoso, altri purché sia – le vie per ottenere stipendi o lavori che permettano loro di mantenersi.
Ogni risorsa, ed in Sicilia sono prevalentemente pubbliche, deve essere centellinata, equamente ripartita secondo esasperanti regole di appartenenza a questo o a quel notabile politico che a sua volta fa riferimento a questo o a quel gruppo. Non si scappa.
Chi viene da fuori ed opera occasionalmente in certe zone non sempre percepisce questa realtà e sono gli stessi siciliani che, quasi con vergogna, cercano di nasconderla, ma bastano poche domande su circostanze, apparentemente inspiegabili, per smascherare il castello di intrecci e legami che sorreggono qualunque operazione economica siciliana.
Ci mancava la minaccia di Berlusconi che vuole essere ricordato per aver sconfitto la mafia a rendere ancora più tragico il quadro della situazione che di anno in anno peggiora e vanifica le vite inutilmente sacrificate dei servitori dello stato.
Una “ricetta” per contrastare seriamente la mafia ovviamente non esiste. Esistono però leggi, forse troppe, che devono essere applicate. Riguardano l’economia, la materia prima della criminalità organizzata. Ma è proprio il governo Berlusconi che vara la legge sullo “scudo fiscale” con norme che proteggono i titolari dei capitali esportati. Esattamente il contrario di ciò che si dovrebbe fare.
Già. Cosa si dovrebbe fare? Sicuramente ciò che non si farà mai. Qualche esempio?
In Sicilia vi è la più alta concentrazione di sportelli bancari. È la Banca d’Italia d’Italia che li autorizza. Un governo serio chiederebbe a Draghi di far controllare, ad una ad una, dai suoi funzionari, insieme alla Guardia di Finanza tutti i depositi. Dividere quelli collegati alle partite iva da quelli personali e tra questi quelli superiori a 50.000 euro devono essere adeguatamente motivati. In una economia “povera” come quella siciliana queste cifre sono già ragguardevoli e una manovra di “ripulitura” dei depositi bancari non adeguatamente giustificati non solo porterebbe molto denaro alle casse dello stato ma obbligherebbe la malavita ad una affrettata conversione degli investimenti con probabili smagliature facilmente individuabili.
Chi vuole davvero debellare la mafia non potrà opporsi o invocare segreti bancari o difesa della privacy. In stato guerra si devono usare metodi emergenziali ed una temporanea rinuncia ai privilegi delle economie sane non dovrebbe, comunque, turbare i sonni di chi non ha nulla da nascondere.
Poi l’analisi del PRA. Tutti i possessori di auto superiori a 2500 cc devono dare dimostrazione delle fonte di acquisto e manutenzione i detti veicoli. Non solo, la verifica deve interessare le auto intestate a ultrasessantenni ed a tutti i non patentati. I manovali della malavita, quelli da 2000 euro al mese, ed i capi mandamento, con ville e guardie del corpo, devono dimostrare come fanno a campare. Altro che studi di settore!
Poi è la volta delle Camere di Commercio. Bisogna bonificare i registri delle imprese a partire dai controlli tra sedi legali (spesso fasulle per ottenere benefici dell’obiettivo 1) e sedi operative. Attivare verifiche sui soci di capitale secondo gli stessi criteri dei controlli bancari per individuare tutte le capitalizzazioni in sentore di opacità.
Poi il capitolo appalti. Qui il lavoro è complesso e molto pericoloso. Serve una task force composta da specialisti esterni e svincolati dai paludosi meandri della burocrazia. Controlli sistematici, altro che su “campioni mirati”, sull’attendibilità dei D.U.R.C. ( regolarità contributiva) sulle dotazioni organiche, sulla capacità tecnica, sulle costellazioni dei subappaltatori. Per decenni abbiamo vissuto, complice una criminale omertà, in un doppio regime fondato su un’apparente regolarità formale che ha mascherato una realtà ben diversa, con le carte tutt’altro che in regola.
È un processo di “sanificazione” che la gente vede come un miraggio e che potrà trovare consenso solo se verrà avviato da una classe politica non compromessa e con le mani pulite. Ed è questo che lo renderà impossibile perché nessuno - al di là della propaganda che non costa nulla - avrà potere, interesse e coraggio a proporre una simile azione che richiede una “mobilitazione” nazionale di tutti i settori dello Stato.
Finora contro la mafia abbiamo mandato pochi magistrati e poliziotti che sono stati sterminati. L’accordo, non scritto: niente stragi, ma lasciateci lavorare, quello di sempre, sembra funzionare e richiede qualche azione dimostrativa. Questo è quello che la mafia vuole ed è quello che gli stiamo servendo. Il carcere duro per pochi capi ormai privi di potere è un prezzo che pagano volentieri sperando in qualche concessione umanitaria.
Ci vuol ben altro che i sinceri appelli di un anniversario da troppi ignorato. Non è più tollerabile ascoltare appelli all’antimafia da chi non sta facendo nulla o, addirittura è complice o colluso.
La vera lotta alla mafia dovrà essere come un nuova “resistenza” civile per sconfiggere un nemico, infiltrato ovunque, che non solo logora la nostra economia ma ci espropria della libertà e deve vedere tutti i cittadini, i politici onesti e le imprese sane impegnati a fare ciascuno la sua parte, necessaria per raggiungere lo scopo.
martedì 28 luglio 2009
venerdì 3 luglio 2009
... sul Partito (non) Democratico
Sorpreso dalla quantità, ma non stupito della condivisione per questa nota - ho ricevuto centinaia di messaggi - eccovi, aggiornate, le mie riflessioni sul PD, post-elettorali e pre-congressuali.
Vengono da molto lontano, trattenute per anni e riposte nel cassetto ogni volta che veniva promessa una svolta. Che non è mai venuta.
Tutti avvertiamo come il PD, nato per inseminazione artificiale, sembri destinato a passare direttamente dalla precoce pubertà ad una lenta agonia.
Troppi medici si affannano al suo capezzale intenti alla propria carriera più che alla guarigione del grande malato che, dell'inefficacia delle cure, se ne avvede e tace impotente.
La nascita del PD ha allontanato molti bravi compagni che non si riconoscono più nella pseudo-gestione (Veltroni, Franceschini, Bersani non fa differenza) di questo partito.
Anche l'atteggiamento del popolo della sinistra, è passasato dal prudente scettico al deluso incazzato.
Molti hanno migrato, a malincuore, verso IDV avvertito più affine all'idea di una politica più onesta.
Chi credeva che bastasse una robusta dose di Web per poter "governare" una passaggio così difficile, non ha considerato che il Web è un'arma a doppio taglio che non perdona. Le notizie, in rete, circolano veloci ed il consenso non è più addomesticabile tantomeno da chi può mettere in campo solo antica autorevolezza, o presunta tale e le reazioni alle fantasiose positive valutazioni sui ballottaggi ne sono la prova.
Da dove deve partire il PD per ricostruire, per rinascere, per "esistere" (scegliete il termine che volete) nella scena politica italiana?
Sembrerà banale, ma non lo è affatto, ma il PD deve ripartire dalla questione morale.
Sì proprio quella invocata - invano - da Enrico Berlinguer.
So bene che molti, ed anche qualche amico, storceranno il naso alla sola parola "morale" e qualcuno si affannerà subito a spiegare che "il problema è un altro".
Ma si sbaglia; con la ricerca delle soluzioni all'altro problema abbiamo perso di vista i punti cardinali che regolano la vita pacifica degli uomini; tra questi l'onestà nelle relazioni umane che, nella società moderna, equivale al rispetto della legge.
Il furto è l'anima del commercio diceva Nietzsche , ed ora è diventato anche l'anima della politica. Non solo il furto di beni dello Stato.
E' anche il furto di idee, di "legalità" (detta alla Pannella), di futuro. A questo furto sta partecipando tutta la politica italiana.
Il berlusconismo ha esteso (dopo il craxismo) a tutta la pletora politica la facoltà di dilapidare, ove possibile, le risorse pubbliche: ognuno arraffa ciò che può.
A sinistra ci hanno illuso di esserne esenti; mai convinzione fu così fallace.
E mai, di bugia, fu pagato così pesante debito.
Tutti i militanti del PD hanno estremo bisogno di ri-sentire "vivo" nel partito quello spirito di "pulizia" che per tanti anni era stato il nostro punto di forza, il legame, che univa l'impegno e la militanza per una causa politica che anteponeva l'interesse comune ad ogni aspettativa e carriera individuale.
I militanti di base, appunto.
Non i dirigenti o almeno non tutti i dirigenti che, per le loro personali ambizioni hanno compromesso la credibilità e l'integrità morale di tutto un grande movimento.
L'azione distruttrice di idealità sociale iniziata da Craxi sta per essere compiuta da coloro che oggi, anche da posizioni di retroguardia, gestiscono accordi, strategie, indecenti alleanze - pur non avendo più nulla di utile da dire - al solo fine di conservare il proprio scranno.
Molti, troppi, se se sono andati dai DS, ed ora dal PD, schifati nel vedere l'ascesa politica di personaggi che potrebbero ben figurare anche nel PDL o in altri partiti iscritti, se non nel casellario giudiziario, sicuramente negli annali.
Ma voglio essere concreto.
Walter Veltroni ha avuto un'occasione storica, irripetibile, per gettare basi solide al PD dopo la sua acclamazione alla guida del partito.
Occasione persa clamorosamente e senza alibi. Anzi, se di alibi ve ne fosse uno solo, sarebbe quello genetico: è stato la sua acclamazione, farlocca, artificiale, svuotata di qualsiasi potere, con una sovranità limitata, concessa da un establishment (e ci siamo capiti) incapace di presentarsi in prima fila.
Devo fornire una prova? eccola: si chiama Antonio Bassolino.
Chiunque, anche un inesperto, avrebbe capito che in Campania si stava preparando uno tsunami politico.
Bastava solo girare per le strade e vedere che la stessa spazzatura stazionava da mesi nonostante l'esercito di spazzini.
Che fa, un nuovo Segretario che si avventura nell'impresa di guidare un nuovo Partito ?
Scuote il tavolo, sgombra il campo degli amministratori consunti che nulla hanno più da dire e da fare oltre al già detto ed al non fatto.
L'avevo scritto, scritto
timidamente, sia a Veltroni che a Bassolino: - Date un primo segno di cambiamento, vero!
(http://collettivamente.com/articolo/2099879.html )
Bassolino ha fallito. 15 anni - forse più - di pieni poteri in Campania mentre sotto ai suoi occhi si consumava il disastro; e non solo il suo, ma soprattutto il nostro.
Il disastro della sua incapacità di gestire processi difficili.
Il disastro dei compromessi inaccettabili per chi dice di stare a sinistra.
Chi "è di sinistra" ed ha un minimo di dignità e coerenza o spacca tutto o se ne va.
(questa frase è stata criticata da qualcuno perché, in politica se si è seri, non si dovrebbe spaccare tutto. Balle. Secondo quale nobile ideale Mastella Dini & C. hanno mandato all'aria il governo Prodi? A questa gente è concesso "spaccare tutto"? A quelli del PD, anche se devono mangiare merda, no. per piacere!)
Torniamo a Bassolino.
Non resta certo a fare la guardia alla camorra che gestisce le discariche abusive e terrorizza i netturbini che vogliono lavorare. Non sta chiuso nel Palazzo.
Esce, va a guardare che succede. Denuncia, se c'è da denunciare. Certamente non tace, limitandosi a governare per mantenersi il suo "orticello" di 60.000 tessere PD da spendere al congresso.
E' esattamente quello che sta succedendo da mesi, da anni, a Roma.
Mai il partito è stato così lontano dalla periferia.
Esclusi Chiamparino, Cacciari, Vendola, Domenici (creatura!) Loiero (aiuto!) Errani, Illy (esiste ancora?) cosa c'è di "regionale" nel PD? Calearo?
Proprio quando sbandiera il "federalismo" come sua battaglia politica, il PD ha gestito le primarie e la costituente con regole peggiori del porcellum.
Chi scrive avrebbe voluto poter dire la sua, non dico a livello nazionale (e quando mai?), regionale (ma dove?) provinciale (che roba è?) ma neppure a livello di comune.
Per le nomine dei direttivi è venuto il coordinatore provinciale a fingere di illustrare le varie mozioni.
Si è votato su liste blindatissime e allineate (ovviamente su persone, non certo su mozioni) su che cosa nessuno lo ha capito.
Alla fine abbiamo visto eletti gli stessi dirigenti di prima soddisfatti della nomina "democratica" che con gli stessi metodi hanno formato le recenti liste elettorali (europee e locali). Se non ci fosse stato il "fenomeno" Serracchiani (fenomeno) cosa sarebbe successo di nuovo?
ah, dimenticavo, Rienzi a Firenze che ha battuto un semi-tiratore di calci.
Ragioni di lavoro mi portano ad osservare decine di situazioni locali: il panorama delle disgustose lotte intestine, che hanno spalancato le porte al centrodestra, è la dimostrazione dell'incapacità del Partito di aver quella "sensibilità" per cogliere le vere pulsioni della base.
I burocrati, notabili si usa chiamarli, impongono le loro decisioni, finanche suicide, che il "nazionale" o il “ regionale” non può che avvallare, slegato com'è dalla vita vera della "sua gente".
Troppe sono state le persone capaci allontanate, solo perché "liberi pensatori", per far posto ai più classici obbedienti burocrati di partito, sempre più premiati, sempre più inattuali o ancora peggio ai faccendieri di craxiana memoria.
I risultati di vedono e darne la colpa a Berlusconi è davvero un insulto all'intelligenza dei liberi pensatori superstiti.
E qualche umorista, che ha chiamato queste nostre nomine democratiche, vorrebbe utilizzarle per celebrare il primo congresso? Un funerale, sarà, altro che congresso!
Mentre l'economia brucia risorse, non solo economiche, ma imprese,professionalità, storie, la nostra politica finge di correre, ma dorme.
Molto del consenso perso, anche a livello locale, è dovuto all'impreparazione di molti amministratori, lasciati soli, incapaci di formulare programmi innovativi, adeguati al momento di crisi, che hanno continuato a dispensare incarichi e appalti agli amici, o ai compagni.
Da quanti anni non si organizza un minimo di attività di aggiornamento sul buon amministrare "da sinistra" i nostri enti locali?
Qualche anima bella pensa sia un problema di organizzazione. Stronzate: si tratta di una precisa strategia: meno gente impara la politica = meno concorrenti per i sempre meno posti a disposizione.
A destra non hanno questo problema: basta dare la caccia all'immigrato e concessioni edilizie alle imprese amiche ed il consenso arriva, quasi gratis ed, a loro Lega e PDL, i posti con i quali "premiare" non mancano certo, glieli stiamo lasciando noi, quasi gratis.
C'è qualcuno, dei candidati alla guida del PD, ha alzato la voce per dire: abbiamo una Giustizia che fa schifo, è incapace di punire chi sgarra e men che meno sa riparare i torti subiti dai cittadini onesti?
Il risanamento del paese, della sua economia, deve iniziare da una giustizia, civile e penale, che deve risolvere un caso in meno di due anni. Nella patria del diritto dovrebbe succedere in sei mesi. Da noi il codice di rito i sei mesi li fissa per le indagini preliminari anche se poi ne durano 12,18, 24.
Termine “ordinatorio” dice la dottrina. Se il P.M. si prende tutto il tempo che vuole, la parte offesa ha un termine “perentorio” di 10 (DIECI !!!) giorni per opporsi alla richiesta di archiviazione. Sembrerebbe una follia? Macché! Ai ricchi e ai potenti va più che bene. I poveri cristi, si fottano.
Nessuno sembra capire che, alla morte del diritto, corrisponde la morte di una civiltà e della sua economia.
Eppure le risorse ci sono, e le professionalità anche, sono sprecate da una politica, anche dalla nostra parte, ammettiamolo, che ha tutto l'interesse ad avere una giustizia lenta e perciò inutile.
Non vi tedio con alcune proposte efficaci e fattibili per rimettere in sesto una situazione che, per chi la vive, definire tragica è un eufemismo.
Per poter chiedere al paese un impegno epocale per risanare l'economia, dobbiamo cominciare con una seria lotta all'evasione. Dando per primi il buon esempio.
Fuori i compagni con alto reddito dalle case popolari a canone sociale. Dimezziamo noi i gettoni degli amministratori dei CDA delle municipalizzate, anzi, facciamoli uscire di loro sponte.Tanto non servono a nulla se non a chiedere quote di appalti per le coop. Per gli appalti ci sono le gare. Pretendiamo siano corrette e se siamo bravi otteniamo "onestamente" le aggiudicazioni.
Questa è la moralità del nuovo Partito Democratico. Chi ci sta bene, gli altri: fuori.
Sono milioni i titolari di partita iva e di micro attività che sono alla disperazione. Seriamente. Le frequenti spinte al suicidio vengono dall'angoscia di non vedere la minima attenzione da parte delle Istituzioni verso chi ha speso tutta la sua vita per creare un'impresa oggi schiacciata da tributi obbligatori anche in assenza di reddito. Il dover licenziare chi ha collaborato per anni in una ditta è la più grande sconfitta per chi credeva nel proprio lavoro.
Qualcuno, per esempio, sa che il rispetto del patto di stabilità sta uccidendo migliaia di fornitori degli enti locali? Cosa ha detto il PD in proposito? se i nostri cervelloni avessero detto, in campagna elettorale che avrebbero lottato per la sospensione di questo vincolo, non ci sarebbe stato il totale abbandono dei già pochi imprenditori di sinistra.
E poi, le Banche. Possibile che sia solo Tremonti a ergersi (lui?) paladino dei risparmiatori? Che vincoli ha il PD ( o la sua dirigenza?) con Banca Intesa, Unicredit & C. che gli impediscono di muovere una politica di vera liberalizzazione sui costi dei conti, l'indecente spread, che serve a camuffare tassi al limite dell'usura anche oggi che il denaro alle banche costa quasi zero? Perchè il PD è così freddo sulla class action? (normiamola seriamente, ma basta rinvii: chi dobbiamo difendere? le multiutilities dove abbiamo i nostri nei C.d.A.?)
Tutta Italia sa della spaventosa evasione dei fitti in nero, soprattutto a studenti e immigrati.
E le compravendite immobiliari con prezzi sottostimati. Cosa dovrebbe fare il PD? Basterebbe confrontare il valore che danno le banche (per i mutui ipotecari) per debellare, in buona parte il fenomeno.
Nooo... noi ci accaniamo contro micro imprese individuali che lavorano, e sudano, 60 ore alla settimana.
Quale poderosa evasione potrà accumulare chi ha solo le sue braccia per lavorare ? Non basta una sana tassazione forfetaria e li liberiamo da esasperanti oneri sproporzionati al business? Perchè non applichiamo il principio: se sei piccolo paghi - ma PAGHI - poco, se cresci, paghi il giusto? Se evadi – seriamente – lavorerai per pagare, altro che condoni.
Discorsi banali, vero? massì, lasciamoli alla Lega che ci fotte tutti, - TUTTI - i microartigiani ed i forzati della P.I. Lavoratori come gli altri, con stessi doveri ma con lo stesso diritto ad una vita non autosfruttata e una serena vecchiaia.
La gestione dei fondi al mezzogiorno. Siamo sicuri di avere tutte le mani pulite? Posso testimoniare di situazioni "indecenti", toccate con mano, invano segnalate anche al presidente Vendola, di come sono stati gestiti milioni di stanziamenti della CE spartiti in mille rivoli senza lasciare alcuna traccia di ricaduta positiva nel territorio. Se quello che ho visto è la milionesima parte del tutto, sono seriamente preoccupato.
L'omertà con la quale vengono coperte certe zozzerie talvolta assume i connotati tipici di delle associazioni a delinquere.
Conosco decine di amministrazioni di centro sinistra ( e posso fare tanto si nomi e CAP) nelle quali l'applicazione della 241/90 (la legge sulla trasparenza) è un autentico mistero. Quasi meglio quelle della Lega, e non scherzo.
Quando torneremo il Partito delle MANI PULITE ?
Mi fermo.
Torno all'accezione iniziale e chiudo con una riflessione che sottopongo a tutti i pazienti lettori di questa mia nota.
Tutto il mondo si chiede: come è possibile che l'opposizione in Italia, nonostante il suo notevole peso complessivo non sia riuscita finora, e nemmeno riesca ora, ad allontanare Berlusconi dalla guida del paese, in presenza di inammissibili conflitti di interessi, comprovate evasioni fiscali, accertate corruzioni messe in atto dalle sue aziende, comportamenti oltre la decenza?
Come è possibile che la sinistra non riesca di pretendere con autorevolezza il rispetto di un'etica sufficiente a ricoprire di umana vergogna chi ne ha violato pesantemente il dettato?
Non è una domanda capziosa. Nella sua risposta c'è la soluzione alla crisi del PD.
Berlusconi se la ride. Sa che nessuno, ormai, è in grado di scagliare la prima pietra. Il PD ha allontanato dall'area della dirigenza tutti i difensori, quelli seri (di quelli finti sono pieni) della moralità pubblica, lasciando solo l'ingombrante Di Pietro ad assumere il ruolo del giustizialista. Parola funesta, anche a dire di alcuni del nostri, quelli per esempio toccati dalle intercettazioni del PM Forleo.
Sappiate, caro Franceschini, caro Bersani, caro D'Alema, che non potrete , in nome di un pragmatismo della politica estraneo alla gente del PD, mai seppellire la questione morale perché, se non risolta, e voi dimostrate di non volerla risolvere, sarà questa che vi, e ci, seppellirà.
Inutile dibattito, inutile Congresso se non ritiriamo la patente, da tempo scaduta, agli attuali conducenti.
Ma nessuno sembra avere la possibilità, o il coraggio? di chiederlo.
Debora Serracchiani al Ligotto ha detto: non abbiamo bisogno di un leader ma di una squadra.
Errore!
La squadra c’è da tempo: ma non ha le chiavi per entrare. Non si possono fare copie e nessuno vuole cedere la sua.
elementare
Giuliano Bastianello
Padova, 25 giugno 2009.
post scriptum
dopo tre giorni dalla pubblicazione della presente nota sono stato sommerso da centinaia (quasi 300) e-mail e messaggi di piena condivisione gli unici dissensi erano perché dovevo essere più duro.
Gli stessi commenti che si vedono qui sotto testimoniano quanto sia presente nel "popolo della sinistra" ritrovare un senso di appartenenza ad un "movimento" di ideali rispetto ad un apparato burocratico autoreferenziale.
Credo di avrò risposto a tutti e mi scuso, davvero, con chi ho saltato ma sono davvero tante.
Non me lo aspettavo, anzi no, ero sicuro di prenderci, meno della positiva reazione.
Anche le richieste di amicizia si sono moltiplicate e moltissime con un messaggio che motivava la richiesta: hai scritto esattamente quello che penso da sempre.
Allora, che si fa? Da solo, per quanto sia un tipo energico, non posso fare nulla di diverso che scrivere.
Se vogliamo arrivare a qualcosa di concreto bisogna organizzare una MOZIONE da presentare al congresso.
Molti mesi fa avevo creato un gruppo: VOGLIO UN PARTITO DEMOCRATICO
l'ho aggiornato dopo aver sentito i discorsi del Lingotto2 e può essere un modo per contarci e decidere cosa si può fare.
Per muoversi bisogna essere almeno in due o tre mila sennò si sta a casa, Realisticamente è difficile arrivare a tanti di più. Ma possiamo appoggiare qualcuno che porti avanti le nostre idee con un patto chiaro di coerenza.
Da soli non si conta nulla, ma insieme si fa tremare il mondo e, come ho già scritto: cambiare il PD vuol dire migliorare, anche solo un poco, anche l'Italia.
questo è il gruppo
http://www.facebook.com/group.php?gid=55357607410&ref=ts
iscriviti e scrivi la tua, è gratis ma vale moltissimo
Io sono a disposizione, ora tocca a te.
Vengono da molto lontano, trattenute per anni e riposte nel cassetto ogni volta che veniva promessa una svolta. Che non è mai venuta.
Tutti avvertiamo come il PD, nato per inseminazione artificiale, sembri destinato a passare direttamente dalla precoce pubertà ad una lenta agonia.
Troppi medici si affannano al suo capezzale intenti alla propria carriera più che alla guarigione del grande malato che, dell'inefficacia delle cure, se ne avvede e tace impotente.
La nascita del PD ha allontanato molti bravi compagni che non si riconoscono più nella pseudo-gestione (Veltroni, Franceschini, Bersani non fa differenza) di questo partito.
Anche l'atteggiamento del popolo della sinistra, è passasato dal prudente scettico al deluso incazzato.
Molti hanno migrato, a malincuore, verso IDV avvertito più affine all'idea di una politica più onesta.
Chi credeva che bastasse una robusta dose di Web per poter "governare" una passaggio così difficile, non ha considerato che il Web è un'arma a doppio taglio che non perdona. Le notizie, in rete, circolano veloci ed il consenso non è più addomesticabile tantomeno da chi può mettere in campo solo antica autorevolezza, o presunta tale e le reazioni alle fantasiose positive valutazioni sui ballottaggi ne sono la prova.
Da dove deve partire il PD per ricostruire, per rinascere, per "esistere" (scegliete il termine che volete) nella scena politica italiana?
Sembrerà banale, ma non lo è affatto, ma il PD deve ripartire dalla questione morale.
Sì proprio quella invocata - invano - da Enrico Berlinguer.
So bene che molti, ed anche qualche amico, storceranno il naso alla sola parola "morale" e qualcuno si affannerà subito a spiegare che "il problema è un altro".
Ma si sbaglia; con la ricerca delle soluzioni all'altro problema abbiamo perso di vista i punti cardinali che regolano la vita pacifica degli uomini; tra questi l'onestà nelle relazioni umane che, nella società moderna, equivale al rispetto della legge.
Il furto è l'anima del commercio diceva Nietzsche , ed ora è diventato anche l'anima della politica. Non solo il furto di beni dello Stato.
E' anche il furto di idee, di "legalità" (detta alla Pannella), di futuro. A questo furto sta partecipando tutta la politica italiana.
Il berlusconismo ha esteso (dopo il craxismo) a tutta la pletora politica la facoltà di dilapidare, ove possibile, le risorse pubbliche: ognuno arraffa ciò che può.
A sinistra ci hanno illuso di esserne esenti; mai convinzione fu così fallace.
E mai, di bugia, fu pagato così pesante debito.
Tutti i militanti del PD hanno estremo bisogno di ri-sentire "vivo" nel partito quello spirito di "pulizia" che per tanti anni era stato il nostro punto di forza, il legame, che univa l'impegno e la militanza per una causa politica che anteponeva l'interesse comune ad ogni aspettativa e carriera individuale.
I militanti di base, appunto.
Non i dirigenti o almeno non tutti i dirigenti che, per le loro personali ambizioni hanno compromesso la credibilità e l'integrità morale di tutto un grande movimento.
L'azione distruttrice di idealità sociale iniziata da Craxi sta per essere compiuta da coloro che oggi, anche da posizioni di retroguardia, gestiscono accordi, strategie, indecenti alleanze - pur non avendo più nulla di utile da dire - al solo fine di conservare il proprio scranno.
Molti, troppi, se se sono andati dai DS, ed ora dal PD, schifati nel vedere l'ascesa politica di personaggi che potrebbero ben figurare anche nel PDL o in altri partiti iscritti, se non nel casellario giudiziario, sicuramente negli annali.
Ma voglio essere concreto.
Walter Veltroni ha avuto un'occasione storica, irripetibile, per gettare basi solide al PD dopo la sua acclamazione alla guida del partito.
Occasione persa clamorosamente e senza alibi. Anzi, se di alibi ve ne fosse uno solo, sarebbe quello genetico: è stato la sua acclamazione, farlocca, artificiale, svuotata di qualsiasi potere, con una sovranità limitata, concessa da un establishment (e ci siamo capiti) incapace di presentarsi in prima fila.
Devo fornire una prova? eccola: si chiama Antonio Bassolino.
Chiunque, anche un inesperto, avrebbe capito che in Campania si stava preparando uno tsunami politico.
Bastava solo girare per le strade e vedere che la stessa spazzatura stazionava da mesi nonostante l'esercito di spazzini.
Che fa, un nuovo Segretario che si avventura nell'impresa di guidare un nuovo Partito ?
Scuote il tavolo, sgombra il campo degli amministratori consunti che nulla hanno più da dire e da fare oltre al già detto ed al non fatto.
L'avevo scritto, scritto
timidamente, sia a Veltroni che a Bassolino: - Date un primo segno di cambiamento, vero!
(http://collettivamente.com
Bassolino ha fallito. 15 anni - forse più - di pieni poteri in Campania mentre sotto ai suoi occhi si consumava il disastro; e non solo il suo, ma soprattutto il nostro.
Il disastro della sua incapacità di gestire processi difficili.
Il disastro dei compromessi inaccettabili per chi dice di stare a sinistra.
Chi "è di sinistra" ed ha un minimo di dignità e coerenza o spacca tutto o se ne va.
(questa frase è stata criticata da qualcuno perché, in politica se si è seri, non si dovrebbe spaccare tutto. Balle. Secondo quale nobile ideale Mastella Dini & C. hanno mandato all'aria il governo Prodi? A questa gente è concesso "spaccare tutto"? A quelli del PD, anche se devono mangiare merda, no. per piacere!)
Torniamo a Bassolino.
Non resta certo a fare la guardia alla camorra che gestisce le discariche abusive e terrorizza i netturbini che vogliono lavorare. Non sta chiuso nel Palazzo.
Esce, va a guardare che succede. Denuncia, se c'è da denunciare. Certamente non tace, limitandosi a governare per mantenersi il suo "orticello" di 60.000 tessere PD da spendere al congresso.
E' esattamente quello che sta succedendo da mesi, da anni, a Roma.
Mai il partito è stato così lontano dalla periferia.
Esclusi Chiamparino, Cacciari, Vendola, Domenici (creatura!) Loiero (aiuto!) Errani, Illy (esiste ancora?) cosa c'è di "regionale" nel PD? Calearo?
Proprio quando sbandiera il "federalismo" come sua battaglia politica, il PD ha gestito le primarie e la costituente con regole peggiori del porcellum.
Chi scrive avrebbe voluto poter dire la sua, non dico a livello nazionale (e quando mai?), regionale (ma dove?) provinciale (che roba è?) ma neppure a livello di comune.
Per le nomine dei direttivi è venuto il coordinatore provinciale a fingere di illustrare le varie mozioni.
Si è votato su liste blindatissime e allineate (ovviamente su persone, non certo su mozioni) su che cosa nessuno lo ha capito.
Alla fine abbiamo visto eletti gli stessi dirigenti di prima soddisfatti della nomina "democratica" che con gli stessi metodi hanno formato le recenti liste elettorali (europee e locali). Se non ci fosse stato il "fenomeno" Serracchiani (fenomeno) cosa sarebbe successo di nuovo?
ah, dimenticavo, Rienzi a Firenze che ha battuto un semi-tiratore di calci.
Ragioni di lavoro mi portano ad osservare decine di situazioni locali: il panorama delle disgustose lotte intestine, che hanno spalancato le porte al centrodestra, è la dimostrazione dell'incapacità del Partito di aver quella "sensibilità" per cogliere le vere pulsioni della base.
I burocrati, notabili si usa chiamarli, impongono le loro decisioni, finanche suicide, che il "nazionale" o il “ regionale” non può che avvallare, slegato com'è dalla vita vera della "sua gente".
Troppe sono state le persone capaci allontanate, solo perché "liberi pensatori", per far posto ai più classici obbedienti burocrati di partito, sempre più premiati, sempre più inattuali o ancora peggio ai faccendieri di craxiana memoria.
I risultati di vedono e darne la colpa a Berlusconi è davvero un insulto all'intelligenza dei liberi pensatori superstiti.
E qualche umorista, che ha chiamato queste nostre nomine democratiche, vorrebbe utilizzarle per celebrare il primo congresso? Un funerale, sarà, altro che congresso!
Mentre l'economia brucia risorse, non solo economiche, ma imprese,professionalità, storie, la nostra politica finge di correre, ma dorme.
Molto del consenso perso, anche a livello locale, è dovuto all'impreparazione di molti amministratori, lasciati soli, incapaci di formulare programmi innovativi, adeguati al momento di crisi, che hanno continuato a dispensare incarichi e appalti agli amici, o ai compagni.
Da quanti anni non si organizza un minimo di attività di aggiornamento sul buon amministrare "da sinistra" i nostri enti locali?
Qualche anima bella pensa sia un problema di organizzazione. Stronzate: si tratta di una precisa strategia: meno gente impara la politica = meno concorrenti per i sempre meno posti a disposizione.
A destra non hanno questo problema: basta dare la caccia all'immigrato e concessioni edilizie alle imprese amiche ed il consenso arriva, quasi gratis ed, a loro Lega e PDL, i posti con i quali "premiare" non mancano certo, glieli stiamo lasciando noi, quasi gratis.
C'è qualcuno, dei candidati alla guida del PD, ha alzato la voce per dire: abbiamo una Giustizia che fa schifo, è incapace di punire chi sgarra e men che meno sa riparare i torti subiti dai cittadini onesti?
Il risanamento del paese, della sua economia, deve iniziare da una giustizia, civile e penale, che deve risolvere un caso in meno di due anni. Nella patria del diritto dovrebbe succedere in sei mesi. Da noi il codice di rito i sei mesi li fissa per le indagini preliminari anche se poi ne durano 12,18, 24.
Termine “ordinatorio” dice la dottrina. Se il P.M. si prende tutto il tempo che vuole, la parte offesa ha un termine “perentorio” di 10 (DIECI !!!) giorni per opporsi alla richiesta di archiviazione. Sembrerebbe una follia? Macché! Ai ricchi e ai potenti va più che bene. I poveri cristi, si fottano.
Nessuno sembra capire che, alla morte del diritto, corrisponde la morte di una civiltà e della sua economia.
Eppure le risorse ci sono, e le professionalità anche, sono sprecate da una politica, anche dalla nostra parte, ammettiamolo, che ha tutto l'interesse ad avere una giustizia lenta e perciò inutile.
Non vi tedio con alcune proposte efficaci e fattibili per rimettere in sesto una situazione che, per chi la vive, definire tragica è un eufemismo.
Per poter chiedere al paese un impegno epocale per risanare l'economia, dobbiamo cominciare con una seria lotta all'evasione. Dando per primi il buon esempio.
Fuori i compagni con alto reddito dalle case popolari a canone sociale. Dimezziamo noi i gettoni degli amministratori dei CDA delle municipalizzate, anzi, facciamoli uscire di loro sponte.Tanto non servono a nulla se non a chiedere quote di appalti per le coop. Per gli appalti ci sono le gare. Pretendiamo siano corrette e se siamo bravi otteniamo "onestamente" le aggiudicazioni.
Questa è la moralità del nuovo Partito Democratico. Chi ci sta bene, gli altri: fuori.
Sono milioni i titolari di partita iva e di micro attività che sono alla disperazione. Seriamente. Le frequenti spinte al suicidio vengono dall'angoscia di non vedere la minima attenzione da parte delle Istituzioni verso chi ha speso tutta la sua vita per creare un'impresa oggi schiacciata da tributi obbligatori anche in assenza di reddito. Il dover licenziare chi ha collaborato per anni in una ditta è la più grande sconfitta per chi credeva nel proprio lavoro.
Qualcuno, per esempio, sa che il rispetto del patto di stabilità sta uccidendo migliaia di fornitori degli enti locali? Cosa ha detto il PD in proposito? se i nostri cervelloni avessero detto, in campagna elettorale che avrebbero lottato per la sospensione di questo vincolo, non ci sarebbe stato il totale abbandono dei già pochi imprenditori di sinistra.
E poi, le Banche. Possibile che sia solo Tremonti a ergersi (lui?) paladino dei risparmiatori? Che vincoli ha il PD ( o la sua dirigenza?) con Banca Intesa, Unicredit & C. che gli impediscono di muovere una politica di vera liberalizzazione sui costi dei conti, l'indecente spread, che serve a camuffare tassi al limite dell'usura anche oggi che il denaro alle banche costa quasi zero? Perchè il PD è così freddo sulla class action? (normiamola seriamente, ma basta rinvii: chi dobbiamo difendere? le multiutilities dove abbiamo i nostri nei C.d.A.?)
Tutta Italia sa della spaventosa evasione dei fitti in nero, soprattutto a studenti e immigrati.
E le compravendite immobiliari con prezzi sottostimati. Cosa dovrebbe fare il PD? Basterebbe confrontare il valore che danno le banche (per i mutui ipotecari) per debellare, in buona parte il fenomeno.
Nooo... noi ci accaniamo contro micro imprese individuali che lavorano, e sudano, 60 ore alla settimana.
Quale poderosa evasione potrà accumulare chi ha solo le sue braccia per lavorare ? Non basta una sana tassazione forfetaria e li liberiamo da esasperanti oneri sproporzionati al business? Perchè non applichiamo il principio: se sei piccolo paghi - ma PAGHI - poco, se cresci, paghi il giusto? Se evadi – seriamente – lavorerai per pagare, altro che condoni.
Discorsi banali, vero? massì, lasciamoli alla Lega che ci fotte tutti, - TUTTI - i microartigiani ed i forzati della P.I. Lavoratori come gli altri, con stessi doveri ma con lo stesso diritto ad una vita non autosfruttata e una serena vecchiaia.
La gestione dei fondi al mezzogiorno. Siamo sicuri di avere tutte le mani pulite? Posso testimoniare di situazioni "indecenti", toccate con mano, invano segnalate anche al presidente Vendola, di come sono stati gestiti milioni di stanziamenti della CE spartiti in mille rivoli senza lasciare alcuna traccia di ricaduta positiva nel territorio. Se quello che ho visto è la milionesima parte del tutto, sono seriamente preoccupato.
L'omertà con la quale vengono coperte certe zozzerie talvolta assume i connotati tipici di delle associazioni a delinquere.
Conosco decine di amministrazioni di centro sinistra ( e posso fare tanto si nomi e CAP) nelle quali l'applicazione della 241/90 (la legge sulla trasparenza) è un autentico mistero. Quasi meglio quelle della Lega, e non scherzo.
Quando torneremo il Partito delle MANI PULITE ?
Mi fermo.
Torno all'accezione iniziale e chiudo con una riflessione che sottopongo a tutti i pazienti lettori di questa mia nota.
Tutto il mondo si chiede: come è possibile che l'opposizione in Italia, nonostante il suo notevole peso complessivo non sia riuscita finora, e nemmeno riesca ora, ad allontanare Berlusconi dalla guida del paese, in presenza di inammissibili conflitti di interessi, comprovate evasioni fiscali, accertate corruzioni messe in atto dalle sue aziende, comportamenti oltre la decenza?
Come è possibile che la sinistra non riesca di pretendere con autorevolezza il rispetto di un'etica sufficiente a ricoprire di umana vergogna chi ne ha violato pesantemente il dettato?
Non è una domanda capziosa. Nella sua risposta c'è la soluzione alla crisi del PD.
Berlusconi se la ride. Sa che nessuno, ormai, è in grado di scagliare la prima pietra. Il PD ha allontanato dall'area della dirigenza tutti i difensori, quelli seri (di quelli finti sono pieni) della moralità pubblica, lasciando solo l'ingombrante Di Pietro ad assumere il ruolo del giustizialista. Parola funesta, anche a dire di alcuni del nostri, quelli per esempio toccati dalle intercettazioni del PM Forleo.
Sappiate, caro Franceschini, caro Bersani, caro D'Alema, che non potrete , in nome di un pragmatismo della politica estraneo alla gente del PD, mai seppellire la questione morale perché, se non risolta, e voi dimostrate di non volerla risolvere, sarà questa che vi, e ci, seppellirà.
Inutile dibattito, inutile Congresso se non ritiriamo la patente, da tempo scaduta, agli attuali conducenti.
Ma nessuno sembra avere la possibilità, o il coraggio? di chiederlo.
Debora Serracchiani al Ligotto ha detto: non abbiamo bisogno di un leader ma di una squadra.
Errore!
La squadra c’è da tempo: ma non ha le chiavi per entrare. Non si possono fare copie e nessuno vuole cedere la sua.
elementare
Giuliano Bastianello
Padova, 25 giugno 2009.
post scriptum
dopo tre giorni dalla pubblicazione della presente nota sono stato sommerso da centinaia (quasi 300) e-mail e messaggi di piena condivisione gli unici dissensi erano perché dovevo essere più duro.
Gli stessi commenti che si vedono qui sotto testimoniano quanto sia presente nel "popolo della sinistra" ritrovare un senso di appartenenza ad un "movimento" di ideali rispetto ad un apparato burocratico autoreferenziale.
Credo di avrò risposto a tutti e mi scuso, davvero, con chi ho saltato ma sono davvero tante.
Non me lo aspettavo, anzi no, ero sicuro di prenderci, meno della positiva reazione.
Anche le richieste di amicizia si sono moltiplicate e moltissime con un messaggio che motivava la richiesta: hai scritto esattamente quello che penso da sempre.
Allora, che si fa? Da solo, per quanto sia un tipo energico, non posso fare nulla di diverso che scrivere.
Se vogliamo arrivare a qualcosa di concreto bisogna organizzare una MOZIONE da presentare al congresso.
Molti mesi fa avevo creato un gruppo: VOGLIO UN PARTITO DEMOCRATICO
l'ho aggiornato dopo aver sentito i discorsi del Lingotto2 e può essere un modo per contarci e decidere cosa si può fare.
Per muoversi bisogna essere almeno in due o tre mila sennò si sta a casa, Realisticamente è difficile arrivare a tanti di più. Ma possiamo appoggiare qualcuno che porti avanti le nostre idee con un patto chiaro di coerenza.
Da soli non si conta nulla, ma insieme si fa tremare il mondo e, come ho già scritto: cambiare il PD vuol dire migliorare, anche solo un poco, anche l'Italia.
questo è il gruppo
http://www.facebook.com/gr
iscriviti e scrivi la tua, è gratis ma vale moltissimo
Io sono a disposizione, ora tocca a te.
Storie di un'Italia nascosta
Questa è una storia nascosta e noiosa.
Troppo densa per essere raccontata e compressa in poche righe.
Una storia che ho provato a scrivere almeno dieci volte ma il racconto si è fermato perché sempre nuovi fatti si sono sovrapposti intrecciandosi ed aumentando il loro insostenibile peso.
La storia nasce con la passione di un lavoro e finisce con la morte civile rappresentata dall'amministrazione(?) della nostra Giustizia. Per il piccolo imprenditore, solo rivolgersi al Tar comporta spese enormi che raramente sono giustificate dal valore dell’appalto e, beffa delle beffe se, alla fine dopo 5-6 anni, risulta vincitore gli viene riconosciuto un risarcimento pari al 10% del valore della commessa, sempre che il tribunale non decida di compensare le spese.
Le nuove norme anticrisi, che escludono le sospensive, (significa sospendere l'aggiudicazione in attesa dell'esito del ricorso) sono un invito a truccare gli appalti, tanto chi farà più ricorso per ottenere, alla fine di un costoso iter, solo un minimo risarcimento?
Oggi chi vuole aggiudicare l'appalto ad un amico può tranquillamente violare le norme e far eseguire il lavoro, al massimo pagherà, se pagherà, solo il 10% della commessa.
Per l'impresa seconda classificata, l'unica che avrebbe interesse a controllare è praticamente impossibile ottenere la verifica del rispetto delle norme di gara da parte dell'aggiudicataria e ciò rende possibile qualsiasi pastrocchio.
Ancora peggio è rivolgersi al Tribunale Penale, anche se si dispone di prove inconfutabili le probabilità di veder sanzionati i reati prima della prescrizione sono nulle. Questo è ciò ho imparato sulla pelle mia e della mia piccola azienda. Troppo piccola per reggere il peso di un’azione giudiziaria, amministrativa e penale, insostenibile. Una storia troppo noiosa, infatti, che vi risparmio, accennando solo un elenco dei procedimenti, conclusi o in corso, che hanno coinvolto me e la mia ditta solo per un insopprimibile desiderio di legalità e giustizia.
12 ricorsi amministrativi, 9 procedimenti penali avviati, come persona offesa; 11 processi per diffamazione, 14 procedimenti d’appalto con irregolarità riscontrate. Perché tutto questo?
Perchè un giorno, forte di prove inconfutabili di reati come il falso in atto pubblico e rivelazione del segreto d’ufficio ho deciso di avviare un’azione penale illudendomi potessero venire sanzionati con pene di Giustizia. In Italia esiste, eccome, certezza della pena. Si chiama “Processo” la pena che la nostra scalcinata giustizia infligge indistintamente sia agli indagati che alle persone offese.
Se l’amministrazione della Giustizia fosse un’impresa, tutti sono portati a pensare che la sua “mission”, come si usa dire, sia il rispetto della legge ed il risarcimento delle parti lese. Errore.
La macchina della giustizia italiana ha solamente cura della sua materia prima, il reato, e dei suoi produttori. Basta frequentare le aule giudiziarie per rendersi conto di una realtà artificiale lontana dai fatti. Io temo che la politica non voglia riformare la giustizia perché alla politica conviene una giustizia lenta, inerte, inefficiente: in fondo innocua. E quelli che speravano un giorno di poter vedere scoprire in anticipo un concorso o un appalto truccato con l’estromissione dei disonesti dagli uffici pubblici, sono solo dei poveri cretini.
L’organizzazione dei lavori e delle forniture pubbliche è ormai stabilmente congegnata in modo che se non ti sei fatto “amico” di qualcuno, devi chiudere bottega. Ho un’enciclopedia di esempi di mia diretta conoscenza e di colleghi che si sono confidati, implorandomi di tacere i loro nomi per il bene delle loro aziende. Questa è l'Italia, e non è nascosta. Ma non è la mia. Fanculo.
Troppo densa per essere raccontata e compressa in poche righe.
Una storia che ho provato a scrivere almeno dieci volte ma il racconto si è fermato perché sempre nuovi fatti si sono sovrapposti intrecciandosi ed aumentando il loro insostenibile peso.
La storia nasce con la passione di un lavoro e finisce con la morte civile rappresentata dall'amministrazione(?) della nostra Giustizia. Per il piccolo imprenditore, solo rivolgersi al Tar comporta spese enormi che raramente sono giustificate dal valore dell’appalto e, beffa delle beffe se, alla fine dopo 5-6 anni, risulta vincitore gli viene riconosciuto un risarcimento pari al 10% del valore della commessa, sempre che il tribunale non decida di compensare le spese.
Le nuove norme anticrisi, che escludono le sospensive, (significa sospendere l'aggiudicazione in attesa dell'esito del ricorso) sono un invito a truccare gli appalti, tanto chi farà più ricorso per ottenere, alla fine di un costoso iter, solo un minimo risarcimento?
Oggi chi vuole aggiudicare l'appalto ad un amico può tranquillamente violare le norme e far eseguire il lavoro, al massimo pagherà, se pagherà, solo il 10% della commessa.
Per l'impresa seconda classificata, l'unica che avrebbe interesse a controllare è praticamente impossibile ottenere la verifica del rispetto delle norme di gara da parte dell'aggiudicataria e ciò rende possibile qualsiasi pastrocchio.
Ancora peggio è rivolgersi al Tribunale Penale, anche se si dispone di prove inconfutabili le probabilità di veder sanzionati i reati prima della prescrizione sono nulle. Questo è ciò ho imparato sulla pelle mia e della mia piccola azienda. Troppo piccola per reggere il peso di un’azione giudiziaria, amministrativa e penale, insostenibile. Una storia troppo noiosa, infatti, che vi risparmio, accennando solo un elenco dei procedimenti, conclusi o in corso, che hanno coinvolto me e la mia ditta solo per un insopprimibile desiderio di legalità e giustizia.
12 ricorsi amministrativi, 9 procedimenti penali avviati, come persona offesa; 11 processi per diffamazione, 14 procedimenti d’appalto con irregolarità riscontrate. Perché tutto questo?
Perchè un giorno, forte di prove inconfutabili di reati come il falso in atto pubblico e rivelazione del segreto d’ufficio ho deciso di avviare un’azione penale illudendomi potessero venire sanzionati con pene di Giustizia. In Italia esiste, eccome, certezza della pena. Si chiama “Processo” la pena che la nostra scalcinata giustizia infligge indistintamente sia agli indagati che alle persone offese.
Se l’amministrazione della Giustizia fosse un’impresa, tutti sono portati a pensare che la sua “mission”, come si usa dire, sia il rispetto della legge ed il risarcimento delle parti lese. Errore.
La macchina della giustizia italiana ha solamente cura della sua materia prima, il reato, e dei suoi produttori. Basta frequentare le aule giudiziarie per rendersi conto di una realtà artificiale lontana dai fatti. Io temo che la politica non voglia riformare la giustizia perché alla politica conviene una giustizia lenta, inerte, inefficiente: in fondo innocua. E quelli che speravano un giorno di poter vedere scoprire in anticipo un concorso o un appalto truccato con l’estromissione dei disonesti dagli uffici pubblici, sono solo dei poveri cretini.
L’organizzazione dei lavori e delle forniture pubbliche è ormai stabilmente congegnata in modo che se non ti sei fatto “amico” di qualcuno, devi chiudere bottega. Ho un’enciclopedia di esempi di mia diretta conoscenza e di colleghi che si sono confidati, implorandomi di tacere i loro nomi per il bene delle loro aziende. Questa è l'Italia, e non è nascosta. Ma non è la mia. Fanculo.
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